Pithecellobium dulce, noto anche come guamúchil, tamarindo dolce o manila tamarind, un albero tropicale sempreverde apprezzato per i suoi frutti eduli, la resistenza alla siccità e l’uso in sistemi agroforestali.
Classificazione scientifica
Famiglia: Fabaceae (Mimosoideae)
Genere: Pithecellobium
Specie: Pithecellobium dulce (Roxb.) Benth.
Origine: America centrale e settentrionale (dal Messico al Perù); naturalizzato in Asia e Africa
Descrizione
Albero sempreverde o semideciduo, alto 5–18 metri, con chioma ampia e irregolare. La corteccia è grigia e rugosa, i rami spesso spinosi. Le foglie sono composte bipennate, con foglioline ovali. I fiori sono piccoli, bianchi-crema, profumati, riuniti in capolini globosi. I frutti sono legumi spiralati, lunghi 10–15 cm, contenenti semi neri lucidi avvolti in una polpa bianca o rosata, dolce e commestibile.
Fioritura e fruttificazione
Fioritura: variabile secondo il clima; in Asia tropicale da ottobre a novembre
Frutti: maturano in 2–3 mesi; molto apprezzati da bambini e fauna selvatica
Coltivazione
Esposizione: pieno sole
Terreno: ben drenato, anche povero o salino
Irrigazione: minima; eccellente resistenza alla siccità
Rusticità: non tollera il gelo; adatto a climi tropicali e subtropicali
Altitudine: fino a 1.800 m
Moltiplicazione: per seme o talea radicata
Usi
Alimentare: la polpa dei frutti è dolce, consumata fresca o in bevande
Foraggero: foglie e baccelli usati come foraggio per bestiame
Medicinale: usato nella medicina tradizionale per disturbi digestivi e infiammazioni
Ambientale: utile per riforestazione, consolidamento del suolo, siepi spinose
Legname: usato per carpenteria leggera e combustibile
Curiosità
Il nome “Pithecellobium” deriva dal greco pithekos (scimmia) e lobos (lobo), per la forma dei baccelli simile a orecchie
È noto in India come “Jungle Jalebi”, per la forma spiralata simile al dolce jalebi
È una specie pioniera, capace di crescere su suoli poveri e salini
